La centralita’ del self nel paradigma cognitivo-comportamentale: teoria e tecniche di self-management.

La fine degli anni sessanta segna “il passaggio storico”del paradigma comportamentale, in una metodologia epistemologica che rompeva il determinismo forte di tipo “S-R, in un modello S-O-R, dove la variabile O rappresentava il riconoscimento ufficiale del ruolo determinante dell’individuo come realtà attiva ed incisiva nell’influenzare sia le variabili indipendenti o ambientali (o esterne oS) sia le variabili dipendenti o comportamentali (oR). Si ammetteva il ruolo centrale dell’essere umano nel pilotare il corso degli eventi della propria vita, attraverso risorse personali (o di tipo cognitivo) che potevano esercitare un ruolo attivo di gestione e controllo dei fattori esterni o ambientali con cui andava a relazionarsi, ed orientare i modelli comportamentali di risposta ai determinanti esterni in modo più aderente, adeguato ed adattivo ai bisogni personali. L’interesse della psicologia sperimentale iniziò a spostarsi sui fattori”covert” che appartenevano alle risorse individuali, iniziando ad esplorare i repertori cognitivi che pur rispecchiando i presupposti epistemologici del comportamentismo (verifica sperimentale, traducibilità in termini operazionali, conferma della validità del costrutto attraverso la ripetitività della ricerca per altri ambienti), iniziavano a dare valore ai repertori non visisbili, non completamente traducibili in termin manifesti, nè facilmente e chiaramente aderenti ai presupposti scientifici della psicologia sperimentale. Kanger e Karoly furono i pionieri di un filone cognitivo- comportamentale che si orientava nello studio di risorse e competenze legate al “Self”. Rivoluzionarono la definizione di “Auto-controllo” o “Self-control” per loro non più riconducibile alla capacità del soggetto di sostenere, sopportare, adattarsi,  permanentemente a variabili esterne, ad esempio di tipo negativo, ma interpretabile come capacità dell’essere umano di svolgere un intervento attivo, sia nell’ambienteesternosia nelle sue risposte verbali, non verbali e comportamentali nel senso etimologico della parola. Un positivo autocontrollo era inteso come capacità di agire ed interagire con l’ambiente esterno e con i possibili repertori di risposta a sollecitazioni ambientali tali da creare una condizione armonica, adattiva, formata sulla vita personale del soggetto.