CONCETTO DI DIPENDENZA

Condizione che induce il soggetto a doversi servire di quell’oggetto, strumento, fenomeno, attività, di cui non si può fare a meno , pena l’insorgere di uno stato di sofferenza.

Dipendenza Psichica

Dipendenza Biologica

                            Concetto “Classico” di autocontrollo

Quella abilità del soggetto di saper convivere con situazioni positive o frustranti, senza farsi condizionare da queste.

Programma “GENETICO” dell’essere umano

Le espressioni vitali dell’essere umano, come per tutti i mammiferi, sono funzionali e finalizzate a:

– Mantenere uno stato di BENESSERE

– Eliminare lo stato di SOFFERENZA PRESENTE

– Evitare di CONFRONTARSI con situazioni che producono SOFFERENZA.

Quando l’organismo non è in grado di bedellare i fattori che causano una sofferenza, cerca di convivere con la PATOLOGIA, PER EVITARE che possa svilupparsi una SINDROME BEN PIU’ GRAVE ED INVALIDANTE  DELLA VITA STESSA.

UNA PATOLOGIA che persiste nel tempo, è finalizzata a preservare l’individuo da situazioni psico-fisiche devastanti.

In un programma genetico è ammessa una condizione di sofferenza che si sovrapponga ad un’altra molto più grave per qualità ed intensità dello stato di malessere.

SELF-MONITORING E DIPENDENZA

Differenti livelli e processi di self-monitoring nella lettura di comportamenti di dipendenza .

. LIVELLO DI OSSERVAZIONE COMPORTAMENTALE

ES: “Io mi abbuffo una volta al giorno”.

. LIVELLO DI REGISTRAZIONE DEGLI EFFETTI PRODOTTI DEL COMPORTAMENTO DIPENDENTE

ES: “Quando mi abbuffo non mi sento più depressa”

. LIVELLO DI REGISTRAZIONE DEGLI ANTECEDENTI

ES: “Mi abbuffo quando mangio a tavola con i miei genitori”

   SELF- EFFICACY

ORGANIZZAZIONE METACOGNITIVA CHE ORIENTA L’INDIVIDUO A GESTIRE I PROPRI SCHEMI COGNITIVI- COMPORTAMENTALI-EMOZIONALI NEL RAPPORTO CON ATTIVITA’ “INTERNE” E/O ESTERNE.

                               LIVELLI DIFFERENTI DI SELF-EFFICACY

AUMENTANDO LA CONSAPEVOLEZZA DI POSSEDERE RISORSE ED ABILITA’ EFFICACI A GESTIRE DIFFERENTI REALTA’ DELLA VITA, O AD AFFRONTARE PROBLEMI ANCHE NUOVI, L’INDIVIDUO UTILIZZA SISTEMI ADEGUATI DI SELF-MANAGEMENT. DIMINUENDO TALE CONSAPEVOLEZZA, L’INDIVIDUO FARA’ RICORSO A “VARIABILI ESTERNE”.

BASSO LIVELLO DI SELF-EFFICACY E PROCESSI DI AUTOSVALUTAZIONE E DISISTIMA.

LA PREPARAZIONE ALL’USO DI “RISORSE ESTERNE”

                                                        IPERCONTROLLO

Sistema cognitivo- comportamentale che determina uno stato di vigilanza o su:

– Alcuni fenomieni che investono la vita personale pericolosi per il proprio benessere.

– Aspetti ambientali che possono essere interpretati come dannosi e/o pericolosi per il proprio benessere.

– Entrambi i fattori  o variabili (di sè e dell’ambiente).

PERDITA DEL CONTROLLO

Sistema cognitivo-comportamentale che determina il sabotaggio di sistemi di autoregolazione adattativi al benessere personale.

PRINCIPIO TEORICO

Più si rafforzano i sistemi di ipercontrollo, più aumentano le probabilità che si manifestino schemi di “Perdita del Controllo”. Rispetto del principio “La Profezia che si autoavvera”.

Es: Poichè perdo facilmente il controllo sul comportamento alimentare, e’ necessario rendere più efficace il sistema di ipercontrollo sul cibo.

  SELF-MONITORING METACOGNITIVO E DIPENDENZA

Self-monitoring “Conscio”: Ineluttabilità dell’uso del comportamento dipendente finalizzato a:

. “Programmare la giornata alimentare”

. Confermare l’incapacità personale a controllare le compulsioni  verso l’abbuffata.

SELF-MONITORING METACOGNITIVO: Sistema superiore finalizzato a difendere la paziente dal focalizzare l’attenzione su problematiche “Destabilizzanti e Devastanti il Sè”.

EPISTEMOLOGIA      METACOGNITIVA

LIVELLO PATOLOGICO                                                                                                         OSSERVABILE

DISTURBI                                      NUCLEI PROFONDI DI

“PSICOSOMATICI”                 PATOLOGIE COMPLESSE

NELLA PSICOTERAPIA ASSISTIAMO AD UN’ALTERNARSI DI AVVICINAMENTO E DI ALLONTANAMENTO DAI NUCLEI PROFONDI

                     LA GRAVITA’ DEI SINTOMI E TRAUMI SESSUALI

SINTOMI FORTEMENTE PENALIZZANTI SERVONO A DIFENDERE L’INDIVIDUO DA RIPETUTI CONFRONTI CON ESPERIENZE PASSATE DEVASTANTI .

BULIMICHE O “PAZIENTI DIFFICILI” (VANDEREYCKEN) NASCONDONO,  SI DIFENDONO DAGLI EFFETTI DEVASTANTI DI VISSUTI TRAUMATICI COME ABUSI E VIOLENZE SESSUALI                         (O FISICHE).

PATOLOGIA CONCLAMATA DELLE “PAZIENTI DIFFICILI”

– Episodi bulimici ripetuti, nella giornata

-Comportamenti autolesionistici

– Presenza di comportamenti di dipendenza

-Stile di vita disorganizzato

-Numerosi percorsi terapeutici fallimentari.

In oltre il 90% di tali  pazienti si è potuta riconoscere una storia (infanzia e/o adolescenza) di ripetuti traumi sessuali (violenze ed abusi sessuali, più che molestie).

In questi casi si parla di “Sindrome Post-Traumatica daStress”.

FINALITA’ METACOGNITIVA

L’ insistenza su piani di sofferenza visibili, controllabili, prevedibili serve a preservare l’individuo dal venire a conoscenza di traumi e patologie che potrebbero minare la stessa vita fisica e/o psichica.

                                                       TERAPIA

Due realtà fondamentali

A) LA RELAZIONE

B) LA PSICOTERAPIA

 

 

FARMACOPEA DI SINTESI VS. FITOTERAPIA

Per farmacopea di sintesi ci riferiamo a tutti i prodotti delle più rinomate industrie farmaceutiche che preparano i medicinali attraverso processi chimici eseguiti in laboratorio.

I farmaci fitoterapici sono invece il risultato di attenta osservazione dei composti interni a sostanze che appartengono al mondo vegetale, che hanno un’attività terapeutica in sinergia e sintonia con l’organismo umano e quindi liberi tendenzialmente da effetti collaterali dannosi.

PREMESSA

Per avvicinarci ad un lavoro scientifico, occorre che ci liberiamo da preconcetti di ogni genere. Purtroppo anche questa branca del sapere è stata inquinata spesso da affermazioni categoriche che, senza il conforto della sperimentazione della verifica secondo leggi fisico-chimiche hanno squalificato e negato il valore di prodotti che ormai da anni si presentano come tra i più qualificati prodotti terapeutici per l’essere umano. Invece mi sembra che si conducano e si presentino informazioni pubblicitarie su farmaci che vengono proposti come presidi terapeutici efficaci ed eccellenti nel risolvere patologie organiche, biologiche senza che ci sia un valido conforto di lavori scientifici che ne dimostrino la qualità e l’efficacia curativa.

In relazione al tema che vorrei discutere, vi sono due realtà storiche che credo possono mettere tutti d’accordo:

1- fino ad ora, in molti campi della patologia umana, l’intervento e l’applicazione di farmaci di sintesi (largamente conosciuti) hanno salvato centinaia di milioni di vite umane, hanno bloccato il progredire di gravi patologie, li dove non si poteva intervenire per una completa guarigione;

2-fino ad ora. l’incisività e la rapidità dell’efficacia di tali prodotti, hanno fatto calare di molto il tasso di morbidità e mortalità.

Ma nessuno può mettere in dubbio l’efficacia dei farmaci fitoterapici (cioè prodotti estratti da radici, bacche, gemme floreali, frutta, ecc.) se è vero come è vero che da quando l’uomo è comparso su questo pianeta (come tanti altri mammiferi) egli è sopravvissuto grazie all’uso di quelle radici, bacche, prodotti naturali che, pur ignorati nel loro contenuto hanno permesso guarigioni impensabili, contribuendo incisivamente alla sopravvivenza della specie umana.

Poi dal ‘400 al’500 la medicina vegetale è stata presentata come la risorsa più importante nella risoluzione di molte patologie umane. Essa ha dato slancio ad un approccio medicale più scientifico, sempre più libero da procedure sciamaniche, rituali di stregoneria, ma sempre più orientato ad utilizzare approcci chimici, combinazioni di sostanze naturali usando procedure sperimentali per creare i primi presidi curativi largamente utilizzati.

La farmacoterapia negli ultimi settanta anni, via via che si riusciva a creare composti di sintesi, più incisivi ed efficaci, è stata enfatizzata nella sua capacità curativa, che stava inducendo l’essere umano a credere di avvicinarsi progressivamente ad una condizione di longevità quasi fantascientifica.

Inoltre le pressioni che da più parti per esigere prodotti farmacologici incisivi e più rapidi nel debellare quelle affezioni morbose che potevano rendere l’uomo, anche per pochi giorni fuori dai cicli e processi lavorativi di qualsiasi genere; si stava rischiando di creare l’immagine di un individuo eternamente attivo e produttivo, mai condizionato da patologie, in continua e perfetta salute.

Per rispondere a queste pericolose aspettative si sono promossi percorsi produttivi di nuovi farmaci.

CONSEGUENZE

Ma seguendo questo orientamento di pensiero sempre più dilagante non si è stati capaci di valutare quali potevano essere effetti collaterali nocivi ed anche pericolosi che si nascondevano dietro l’apparente efficacia di farmaci della nuova frontiera.

Inoltre per velocizzare i tempi di guarigione, si è sviluppata prepotentemente  la terapia del “FAI DA TE” come si evidenzia in numerosi spot pubblicitari che per alcuni farmaci, si sottolinea la seguente avvertenza (!?!?) “SI CONSIGLIA DI USARE IL PRODOTTO CON MODERAZIONE POICHE’ NEL TEMPO POTREBBE PROVOCARE EFFETTI COLLATERALI ANCHE GRAVI!!

La gente comune da molto tempo si sta chiedendo :”Ma come è possibile, mi consigliano di utilizzare quel farmaco pubblicizzato e poi mi dicono di essere molto attento nell’uso perchè potrei rischiare conseguenze biologiche di particolare gravità”.

Tutti i lettori di questo articolo possono personalmente verificare la situazione anomala e paradossale che si sta verificando da un decennio a questa parte per i farmaci di sintesi ( cioè tutti quei prodotti che vengono venduti largamente in ogni farmacia) : il foglio illustrativo di ogni farmaco presenta metà di una facciata dedicata a : indicazioni terapeutiche, dosaggi consigliati, modalità di impiego, fascia di età ecc.; poi le facciate rimanenti del foglio illustrativo sono tutte occupate nello spiegare le controindicazioni e gli effetti collaterali. Quali sono le conseguenze prodotte dalla lettura di questi foglietti illustrativi?

Si stanno creando in modo generalizzato reazioni di panico, di inquietudine, di preoccupazione, nei pazienti che stanno per assumere quei prodotti farmaceutici consigliati ( il paradosso: io che ho comprato un farmaco per curare una mia patologia, devo temere che l’uso di quel prodotto mi possa scatenare altre patologie che fino ad ora non avevo).

DA CONTINUARE……………

La centralita’ del self nel paradigma cognitivo-comportamentale: teoria e tecniche di self-management.

La fine degli anni sessanta segna “il passaggio storico”del paradigma comportamentale, in una metodologia epistemologica che rompeva il determinismo forte di tipo “S-R, in un modello S-O-R, dove la variabile O rappresentava il riconoscimento ufficiale del ruolo determinante dell’individuo come realtà attiva ed incisiva nell’influenzare sia le variabili indipendenti o ambientali (o esterne oS) sia le variabili dipendenti o comportamentali (oR). Si ammetteva il ruolo centrale dell’essere umano nel pilotare il corso degli eventi della propria vita, attraverso risorse personali (o di tipo cognitivo) che potevano esercitare un ruolo attivo di gestione e controllo dei fattori esterni o ambientali con cui andava a relazionarsi, ed orientare i modelli comportamentali di risposta ai determinanti esterni in modo più aderente, adeguato ed adattivo ai bisogni personali. L’interesse della psicologia sperimentale iniziò a spostarsi sui fattori”covert” che appartenevano alle risorse individuali, iniziando ad esplorare i repertori cognitivi che pur rispecchiando i presupposti epistemologici del comportamentismo (verifica sperimentale, traducibilità in termini operazionali, conferma della validità del costrutto attraverso la ripetitività della ricerca per altri ambienti), iniziavano a dare valore ai repertori non visisbili, non completamente traducibili in termin manifesti, nè facilmente e chiaramente aderenti ai presupposti scientifici della psicologia sperimentale. Kanger e Karoly furono i pionieri di un filone cognitivo- comportamentale che si orientava nello studio di risorse e competenze legate al “Self”. Rivoluzionarono la definizione di “Auto-controllo” o “Self-control” per loro non più riconducibile alla capacità del soggetto di sostenere, sopportare, adattarsi,  permanentemente a variabili esterne, ad esempio di tipo negativo, ma interpretabile come capacità dell’essere umano di svolgere un intervento attivo, sia nell’ambiente esterno sia nelle sue risposte verbali, non verbali e comportamentali nel senso etimologico della parola. Un positivo autocontrollo era inteso come capacità di agire ed interagire con l’ambiente esterno e con i possibili repertori di risposta a sollecitazioni ambientali tali da creare una condizione armonica, adattiva, formata sulla vita personale del soggetto.

a. Il Modello Self- Control di Rehm

Partendo dalla nuova definizione di Self-Control, Lym Rehm indiciduò tre momenti chiave che andranno ad influenzare significativamente i meccanismi che preparano il processo di auto-valutazione e quello di auto-rinforzo  di un individuo responsabile di una determinata attività. Secondo tale Autore il processo di Self Control si poteva distinguere nelle fasi di:

– Self-Monitoring;

– Self-Evaluation;

-Self-Reinforcement.

1) La fase di Self-Monitoring (o Auto Monitoraggio) doveva prevedere:

– La registrazione accurata dell’attività oggetto di attenzione;

– La trascrizione di tutte le conseguenze positive e negative che tale attività registrata produceva sia a breve termine sia a medio – lungo terminine.

Ad esempio una determinata azione poteva essere definita valida o fallimentare se si concentrava l’attenzione ad esempio solo sugli effetti immediati che essa produceva e non sugli effetti esercitati nel tempo (a medio – lungo termine).  Così, soggetti impulsivi e compulsivi, o individui depressi o indotti alla depressione, valutano tendenzialmente gli effetti a breve termine che produce una loro azione o attività; oppure privilegiano solo attivià che producono vantaggi solo nel breve periodo, trascurando magari vantaggi molto  più consistenti prodotti dalla stessa attività a medio termine.

2) La fase di Self-Evaluation prevede l’attenzione sulle seguenti operazioni:

a) La registrazione degli Antecedenti o dei Fattori sia Ambientali che Personali che hanno contribuito  a sviluppare una determinata attività;

b) La introduzione del peso, cioè dell’influenza che variabili “esterne” e/o “personali” hanno esercitato sul determinare lo svolgimento di una attività oggetto di attenzione.

Da tale categoria, si è sviluppato lo scambio sugli “Attributional Styles” o “Stili Attribuzionali” che l’individuo utilizza durante il processo di Auto-Valutazione. Ad esempio sono portati ad attribuire a sè la responsabilità di aver usato comportamenti che hanno prodotto risultati negativi o fallimentari. Di converso questi stessi sono indotti dal attribuire ad altri o a fattori esterni, tendenzialmente il merito di aver esercitato le attività che hanno determinato risultati positivi o di successo. Invece abbiamo registrato che soggetti affetti da delirio di persecuzione, sono indotti ad attribuire agli altri la responsabilità di certi avvenimenti fallimentari nella propria vita.  Per cui questi risultino affetti da pensieri deliranti ma non sono soggetti depressi.

3) La fase di Self-Reinforcement prevede l’osservazione dei seguenti passaggi:

a) La valutazione dei criteri con cui si registra un processo di “External-Reinforcement” o “Rinforzo -Esterno”;

b) La valutazione delle procedure di passaggio da un External-Reinforcement ad un “Self-Reinforcement”.

Se non c’è attenzione alla fas Self-Evaluation, Rehm dimostrò che non esiste un automatico processo di trasformazione di un “Rinforzo Esterno” in un “Rinforzo Interno”.  Se ad esempio l’individuo non attribuisce a sè il merito di un’azione che ha prodotto, esso non produrrà un positivo “Self-Reinforcement”.  Oppure se l’individuo è indotto ad usare la minimizzazione (distorsione di meccanismi cognitivi o uso di “Irrational Belief Systems”) dei successi ottenuti, non potrà mai percepirsi soddisfatto di sè, o compiaciuto di sè.

b. T ecniche di Self-Management

Nella generica ed ampia definizione di Self-Management sono scritte specialmente procedure mirate allo Stress- Management quali ad esempio:

1) Gestione e Controllo dei Fattori Stress negativi, cioè di istruzioni ed attività indotte dall’ambiente esterno che possono essere causa di “distress” sul piano cognitivo – emozionale del soggetto. Si presentano diverse procedure quali:

a) Tecniche e procedure di “Coping”o “Stimulus-Control”;

b) Tecniche e procedure di “Coping Anxiety” tra cui ricordiamo : lo “Stress Inoculation Training”, procedure cognitivo  – comportamentali che allena il soggetto ad usare strategie di pensiero positivo, procedure di rilassamento muscolare e sistemi comportamentali finalizzati a ridurre l’ansia ed i suoi costituenti fobici.

La tecnica si presenta strutturata in 3 fasi.

i. Fase Informativa:

il terapeuta espone al paziente i passaggi e la metodologia cognitiva e comportamentale che spiega il funzionamento delle procedure ed i fattori che esaltano la validità e l’efficacia dell’intervento. Si pongono in evidenza le abilità ed i nuovi repertori che il soggetto dovrà imparare, memorizzare ed afferrare “attivamente”, tali abilità, nelle fasi di insorgenza di stati acuti di ansia che riuscirà a mantenere su livelli estremamente bassi,  gestendo e bloccando i repertori cognitivi (vale a dire “pensieri  irrazionali” o catastrofizzanti”, angoscianti, che alimentano idee previsionali pessimistiche), i successivi schemi comportamentali di fuga o di inserimento di situazioni ambientali ansiogene o paurogene;

ii. Fase Applicativa:

il terapeuta in questa fase espone operativamente le strategie che il paziente dovrà applicare nella gestione degli stati  di ansia o di panico, nel controllo dei comportamenti fobici, nella sostituzione di schemi cognitivi e comportamentali disadattivi con quelli  che lo aiutano a bloccare i cortocircuiti cognitivo -emozionali e le successive reazioni operative negative, con modelli che siano efficaci nel creare reazioni globali dell’organismo finalizzate a bloccare step-by-step tutte le manifestazioni che si riconosceranno di un attacco di panico e di uno stato fobico;

iii. Fase Educativa:

il terapeuta nelle sedute utilizzate all’applicazione dello Stress Inoculation Training, allena il paziente ad applicare correttamente, tempestivamente, incisivamente tutte le procedure operative che sono state illustrate nella seconda fase. Quando ormai il paziente ha imparato ad utilizzare adeguatamente le strategie apprese, viene incoraggiato ad utilizzare la tefnica, nel suo mondo, ogni qual volta egli si trovi a dover fronteggiare un attacco di ansia o di panico.

2) Tecniche di Gestione e Controllo di Variabili Emozionali e dei Correlati neuro-fisiologici. Grande impulso ha avuto l’attivazione di strumenti che permettono all’ individuo di poter gestire attivamente e quindi recuperare un equilibrio psico-fisiologico, variabili neurofisiologiche alterate o disregolate. Ci riferiamo agli strumenti  di Biofeedback Training, di cui citiamo principalmente:

a) l’a-bfb Training: è uno strumento che permette al soggetto di allenarsi ad incrementare l’attività a (alfa) del S.N.C. (Sistema Nervoso Centrale). Tale procedura è molto utilizzata nelle sindromi ossessivo-compulsive;

b) il GSR bfb Training. è uno strumento che permette di allenare l’individuo a controllare e ridurre la sudorazione periferica (ad esempio quella delle mani) sia essa marcata, sia notevolmente meno visibile. Efficace nel trattamento dela iper-idrosi, nelle sindromi di ansia sociale, nell’ansia da competizione, nell’ansia da prestazione, lo stesso si dica nei  disordini gastro-intestinali e nelle cefalee vascolari;

c) l’EMG bfb Training: è uno strumento che permette di allenare l’individuo a sviluppare capacità elevate di creare stati interni di rilassamento muscolare (livelli simili a quelli che si possono ritrovare nelle condizioni di sonno profondo  ed emotivamente sereno). La metodica, secondo noi, rappresenta la risorsa più sofisticata che si riconosce tra tutte le tecniche finoad ora utilizzate dalla Psicologia e delle Scienze affini (ad esempioL meditazione trascendentale, rilassamento ayurvedico, massaggio shatsu, ecc.) nel curare livelli profondi di rilassamento.

L’apparecchiatura emgbfb, permette, unica del genere, di essere, istante per istante, una misurazione del rilassamento o di tensione muscolare, perfettamente corrispondente al reale. Il metodo ci permette di riconoscere le distorsioni cognitive che qualunque soggetto può presentare nelle fasi di Self-Monitoring del proprio stato di rilassamento. La procedura di emgbfb appare molto utile nella cura delle cefalee muscolo sensive, nei tics, nelle forme di spasmi muscolari di tipo isterico, nel trattamento multidisciplinare di patologie sessuali femminili quali: vaginismo, dispaurenia e nelle nevrosi vescicali.

3) Tecniche di Relapse Prevention o Prevenzione delle Ricadute: una delle maggiori preoccupazioni che investe il paziente alla fine di un percorso terapeutico è sintetizzabile nella seguente domanda: “potrò nuovamente ricadere nel disturbo, nel problema, nei fenomeni patologici che mi hanno tormentato prima di venire in terapia?”. Certamente un terapeuta efficace non può rispondere escludendo in modo categorico la possibilità che il paziente possa ripresentare le manifestazioni morbose che lo hanno indotto a chiedere un  aiuto terapeutico. Questa probabilità aumenta nelle patologie cronicizzate, nelle problematiche in cui il paziente ha sperimentato una notevole difficoltà nell’esercitare un controllo personale efficace o nelle situazioni in cui egli sembra poter perdere facilmente il controllo di sè. Ci riferiamo specialmente alle fobie, alle problematiche di dipendenza (alcoolismo, tossicodipendenza, bulimia, iperfagia incontrollata), a problemi di Tics, a problemi sessuali (impotenza, eiaculazione precoce,  vaginismo,  dispaurenia) o a disturbi psico-somatici (gastriti, cefalee, coliti diarroiche, tachicardie), cioè manifestazioni patologiche in cui venga ad essere esaltata la difficoltà a creare strategie di gestione e di controllo efficaci ae eliminare il ripetersi dellelmanifestazioni patologiche. Il terapeuta, nell’applicare le strategie di Relapse Prevention, ricorda al paziente l’uso delle seguenti abilità di Coping:

– Riconoscere ed intervenire sulle determinanti situazionali esterne o personali che preparano lo sviluppo del problema;

– Attuare le tecniche di Coping e di Management quando si verifica l’insorgenza dei fenomeni patologici costituenti il problema;

– Attivare le strategie imparate in terapia, mirate a bloccare l’evoluzione dei fenomeni disadattivi ed impedire che essi si manifestino con il massimo livello di gravità;

– Attivare le abilità funzionali a ripristinare rapidamente una condizione di benessere.

4) Tecnica di Relapse Training o di addestramento ad affrontare il fenomeno delle ricadute. E’ una procedura terapeutica che assembla molteplici strategie d’intervento specie di tipo cognitivo che aiutano il paziente ad evitare di “catastrofizzare” gli effetti dei fenomieni patologici che si sono ripresentati, evitare di sviluppare reazioni di autosvalutazione e di disistima che potrebbero indurlo ad uno stato depressivo e indurlo a rafforzare l’idea della sua inguaribilità. La brevità di spazio espositivo ed esplicativo ci impedisce di presentare in modo sufficientemente esaustivo tutte le strategie che compongono il Relapse Training. Quest’ultima procedura è stata tnedenzialmente trascurata dalla terapia cognitivista ma a nostro avviso ricopre un ruolo determinante nella stabilizzazione dello stato di benessere da parte del paziente. Infine è doveroso affermare che non si può ignorare una tecnica fondamentale all’interno del Self-Control e della Self-Regulation: il Problem Solving.

c. Tecniche di Problem Solving e Decision Making.

Ad onor del vero alcuni terapeuti ad impostazione cognitivo comportamentale la definiscono una terapia piuttosto  che una tecnica. In questo modo si vuole affermare che nella vita dell’essere umano ogni avvenimento che inserisca delle novità nell’esistenza stessa dell’individuo rappresenti necessariamente una condizione problematica. Inoltre si vuole ribadire che un problema non è uno stato patologico o disadattivo, ma lo diventa nel caso in cui l’essere umano non riesce ad identificare ed applicare le risorse personali mirate ad eliminare lo stato di problema (studiata da D’Zurilla e Goldfried) possiamo affermare che ha trovato l’espressione più raffinata nel modello proposto da Kanfer.  In esso riconosciamo la più brillante manifestazione di una Produzione in termini operazionali di complessi meccanismi cognitivi; inoltre egli ha fornito un raffinato contributo alla costruzione, in termini comportamentali, di strutture del pensiero. Il procedimento proposto di questo brillante terapeuta, è applicabilità non solo nelle situazioni provlematiche che si riconoscono nella sfera della psicopatologia, ma in ogni area che rappresenti le novità, l’esistenza  dell’essere umano. Di seguito, gli elementi che, a nostro parere, sono più affascinanti nel modello proposto da Kanfer.

L’analisi del problema presenta due aspetti fondamentali: la valutazione in chiave pragmatica dello Stato Iniziale e dello Stato di Meta.

Lo Stato Iniziale sarebbe costruito dagli elementi, risorse, fattori in cui si riconosce l’individuo quando insorge un problema. Il problema insorge, è bene precisarlo, quando il soggetto si propone un obiettivo, di cui non riesce ad individuare rapidamente nè le strategie di percorso che dovrà applicare, nè le competenze o i fattori o le caratteristiche che definiscono l’obbiettivo. Ancor meglio possiamo affermare che problema è quella situazione esistenziale in cui l’individuo riconosce di trovarsi in uno stato di malessere (o Stato Iniziale) ma non riesce ad individuare lo Stato di Benessere (o Stato di Meta), i suoi costituenti, i percorsi e le attività che dovrà effettuare per passare da uno Stato Iniziale ad uno Stato di Meta.

Quando una volta individuati gli elementi che costituiscono lo Stato Iniziale, si passa a definire lo Stato di Meta, qui Kanfer presenta un intervento generale perchè traduce lo Stato di Meta nella Somma di Prerequisiti ( o abilità, o risorse positive) che assemblati ed interagenti tra loro determinano la definizione Operativa dello Stato di Meta. Esso si libera dalledisfunzioni astratte poco applicabili nella realtà e ne sottolinea l’elemento pragmatico operativo. Il soggetto quindi deve individuare quali sono le risorse, i fattori positivim i requisiti per rendere possibile il raggiungimento della Meta e l’acquisizione di un obiettivo gratificante. Ogni requisito si divide in pre-requisiti che a loro volta si molecolarizzano in una serie di specifici sotto obiettivi. Il processo di chairimento dell’obiettivo avviene quindi in termine di qccquisizione delle competenze, sempre più molecolari così come gli elementi che definiscono lo Stato di Meta vengono via via suddivisi in abilità e risorse sempre più capillari. Nel processo decisionale è importante l’uso di un procedimento definito di Decision Tree (Albero Decisionale) che permette di osservare e registrare gli elementi via via più sottili che chiariscano l’insieme di sotto abilità. Il confronto Stato Iniziale – Stato di Meta chiarisce:

– Le discrepanze;

– La qualità delle discrepanze;

– Il confronto tra risorse acquisite, abilità necessaria a ridurre le discrepanze tra lo Stato Iniziale e lo Stato di Meta.

In questa fase si ravvisa solitamente l’acquisizione di nuove conoscenze, di nuovi requisiti utili a sbloccare lo stallo iniziale. La scelta più valida è quella che nel confronto con altre ipotetiche decisioni, quella individuata corrisponda più fedelmente alle aspettative realistiche del soggetto.

In questo modello di Decision Making l’individuo:

– Definisce spontaneamente lo Stato di Meta;

– Valuta la discrepanza con lo Stato Iniziale;

– Verifica in modo realistico e secondo il principio di realtà, se una scelta individuata sia ancora astratta, poco congruente con gli obiettivi positivi che il soggetto si prefigge di raggiungere;

-Allena il decisore ad individuare una scelta che sia applicabile in maniera congrua e realistica e che sia congruente con le aspettative attribuite all’obiettivo;

– Pone il decisore nella condizione di acquisire nuove abilità per far partire l’operazione decisionale;

– Facilita il decisore nella creazione di una mappa fatta di percorsi operazionali che rendano più celere e sicura la fase operativa. In questa fase è più utile effettuare non più prove ed errori, bensì selezioni ed eliminazioni di tutte quelle variabili che deviano l’individuo dal percorso più valido per il raggiungimento dell’obiettivo.

In definitiva l’applicazione di questa tecnica a tutte le aree dell’esistenza umana fa si che essa produca una cascata di effetti positivi volti a facilitare la consapevolezza che si sta percorrendo la strada più valida. Non vi sono più dubbi è tempo che si recuperino rapidamente queste componenti fondamentali dell’approccio cognitivo comportamentale.

La Teoria del Self Management rappresenta  una tappa preziosa di quel lungo percorso finalizzato al miglioramento qualitativo dell’esistenza umana.